ottobre 31, 2016

Focus

Edilizia circolare

tra Recupero/Riqualificazione

e Rinnovo/ Rigenerazione Urbana e Architettonica

L’immenso stock accumulato sinora nei differenti cicli edilizi del Paese, in un’ampia gamma di caratteri storici e costruttivi che va dal patrimonio prevalentemente murario alla crescente e pervasiva diffusione della costruzione intelaiata, ha minacciato di trasformarsi in un vincolo e un freno allo sviluppo piuttosto che essere un valore aggiunto e un’opportunità. La percezione di questo stato di cose, sia da parte degli specialisti accademici che degli operatori è cresciuta nel corso della recente crisi di sistema che abbiamo attraversato.

Analisti e studiosi tra i più accreditati tendono ad addebitare questa crisi, oltre che alla esasperata finanziarizzazione dell’edilizia, causa prima della “bolla immobiliare” all’origine della crisi globale del 2008, alla “crescita senza qualità” nei decenni di un ininterrotto boom della costruzioni.  Il ruolo insieme cruciale ma tecnologicamente marginale dell’edilizia ha avuto nel periodo della Ricostruzione postbellica un momento alto di sperimentazione sociale e culturale, che in quella fase ha dato risposta alle grandi migrazioni dalle campagne alle città, ma ha anche dato il via libera definitivo allo sviluppo della “zuppa di città” (di calviniana memoria) nelle periferie urbane e rurali del Paese. Stime inconfutabili attribuiscono alla riqualificazione/rigenerazione di questo patrimonio – che comprende sia i più consolidati valori storici, sia le periferie più dequalificate – la parte di gran lunga preponderante degli investimenti attesi a medio termine.  La vera partita del settore si gioca dunque sul modo in cui verrà gestita questa transizione verso nuove qualità dello stock edilizio esistente, al quale si potranno aggiungere, a medio termine, solo quantità incrementali relativamente modeste.

L’Architettura Tecnica, in un mix attento di continuità identitaria ma anche di profonda riforma dei suoi statuti, può probabilmente trovare una nuova legittimità nel farsi promotrice di un rilancio del settore fondato su un intransigente cambio di paradigma, con la ricostruzione di una filiera virtuosa e integrata tra progetto, produzione, costruzione e gestione, fondata sulla qualità e sulla “responsabilità ambientale e sociale” del patrimonio e dei suoi processi di modificazione.  I paradigmi di riferimento per questa riforma sono chiaramente tracciati nei cardini delle politiche europee:

  • “economia circolare”, che trova nell’edilizia uno dei suoi nodi più problematici e al contempo promettenti
  • “responsabilità ambientale” ed efficienza energetica per la riduzione drastica delle emissioni climalteranti
  • prevenzione e tutela nelle sue diverse articolazioni, dalla sicurezza dei luoghi alla cura di persone e cose.
  • “smart building” per migliorare le prestazioni complessive ed il benessere degli abitanti

Leggere questi paradigmi dal punto di vista dell’edilizia come sistema integrato nell’ambiente e nella società rende evidente l’enorme divario che si è aperto tra le prassi invalse in Italia dalla Ricostruzione ad oggi, con rare eccezioni, e il modello di futuro che siamo ormai obbligati a progettare, facendo nostra una cultura dello sviluppo sostenibile fondato su un approccio globale e integrato alla qualità. Questo stato di cose pone l’Architettura Tecnica di fronte ad un bivio difficilmente eludibile tra una collocazione di continuità, con piccole quote di innovazione incrementale, o l’esplorazione delle frontiere del cambiamento e dell’innovazione di sistema. Tutto il sistema della ricerca avanzata, che ha progressivamente occupato un ruolo sempre più marginale nella filiera edilizia, può trovare dentro questo nuovo paradigma un rilancio di straordinaria importanza scientifica e professionale. In questa prospettiva, in particolare, il fabbisogno di conoscenza intorno al patrimonio costruito esistente è cresciuto di interi ordini di grandezza, ed aspetti che vanno dagli studi di storia critica della costruzione sino alla diagnostica più avanzata sulla consistenza e sulle prestazioni dei manufatti – a lungo considerati alla stregua di un lusso accademico – si ritrovano ad essere precondizioni ineludibili per il progetto.